Prima fare, poi parlare.
La sinistra è sociale o non è scriveva Pino Ferraris sul manifesto.
In questi mesi abbiamo trovato conferma di questa citazione nel lavoro quotidiano, nel tentativo arduo e al tempo stesso avvincente di cambiare la pelle al nostro agire politico dentro la crisi. Gruppi di Acquisto contro il Carovita, Casse di Resistenza, Mercatini del libro usato sono stati i primi spunti che hanno dissodato il terreno e riacceso a macchia di leopardo un partito che non aveva più pratiche spendibili da tanto tempo.
L’ultima di queste esperienze, quella delle Brigate di Solidarietà Attiva nel terremoto in Abruzzo, segna per certi aspetti un salto di qualità enorme nell’organizzazione che nessuno di noi si aspettava, sia in termini numerici che di qualità dell’intervento.
Riuscire ad aprire uno spiraglio, dentro lo schema impermeabilizzato della protezione civile, direttamente sul campo, delineando un’altro tipo d’intervento basato sull’autorganizzazione popolare ha rappresentato e rappresenta per noi un’esperienza straordinaria, che dovrebbe interrogare tutta la sinistra.
Un dato sembra emergere con forza in tutto questo lavoro che abbiamo fatto, la sinistra in generale, ed in questa fase particolare il nostro partito, riesce a produrre nello spazio della solidarietà esperienze straordinarie, mentre la destra sembra vincere nell’ansia sociale. Il terreno della solidarietà non si traduce automaticamente nel conflitto sociale, ma lo rende più forte quando questo si manifesta. Inoltre pur non avendo pensato che queste pratiche si traducessero immediatamente in termini elettorali, abbiamo visto come, tendenzialmente dove queste si fanno registriamo riscontri positivi.
Ritengo che nei prossimi mesi dovremmo operare per favorire la ripresa del conflitto sociale dentro la crisi, cercando al tempo stesso di costruire istituti di solidarietà e resistenza sociale unitari basandoci su queste esperienze. Nei territori non bastano, seppur necessari, i coordinamenti tra partiti per ricostruire l’opposizione sociale contro la crisi, occorre dotarsi degli strumenti adeguati ed utili socialmente perchè il semplice volantino, o il comunicato stampa seppur importanti non bastano più, o si è utili o semplicemente non siamo.
Proporrei ad esempio un metodo di lavoro in questo senso con obiettivi verificabili, ogni coordinamento anticrisi per essere considerato tale dovrebbe avere un GAP, un mercatino dei libri usati, una Cassa di Resistenza, un picchetto antisfratto.
tratto da:
http://www.retegap.org/index.php
Sabato 23 ottobre è ripartito il gruppo d’acquisto popolare di Borgo San Lorenzo.
Le modalità sono le stesse però vorrei che ci concedeste un secondo leggendo quanto segue.Nel primo trimestre 2010 sono crollati i prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori (-6,2% in un anno), mentre risalgono i costi (+1,2%). Ci chiediamo come mai, pur in presenza di diminuzioni così importanti dei prezzi per i prodotti agricoli, non si verifichi un altrettanto fenomeno di ribasso per i prezzi dei prodotti che acquistano i cittadini. In realtà questo avviene perchè la grande distribuzione riesce a imporre i propri prezzi ai produttori attraverso intermediatori massimizzando così i ricavi senza poi diminuirli al bancone. Chi tiene in mano la filiera, insomma, è in grado di determinare il prezzo alla fonte così come alla vendita raddoppiando i guadagni. Non è un paradosso sentire nelle campagne produttori che ti dicono che i prezzi sono talmente bassi da non poterci più rientrare, così come sentire cittadini che ti dicono che i prezzi al bancone aumentano. Ma non è finita, se questo è vero, è altrettanto vero ed intollerabile che per avere un prezzo competitivo del prodotto si faccia ricorso ad una forza lavoro bracciantile le cui condizioni sono sempre più degradate e fuorilegge.Per questa serie di motivi da ottobre 2010, assieme all’Associazione Diritti&Società ONLUS, ripartiremo con il Gruppo d’Acquisto Popolare (GAP), portato avanti per sei mesi sino a marzo di quest’anno.
Un GAP ha le stesse caratteristiche organizzative di un GAS, però si differenzia perchè si pone come obiettivo primario la lotta al carovita e di far arrivare a fine mese le famiglie, schiacciate dalle logiche divoratrici della grande distribuzione. Un GAP è uno strumento del popolo per il popolo e non un mezzo per fare proselitismo o cercare consensi per il partito.
All’interno del GAP vengono venduti prodotti come pasta,riso, cavoli, arance, salumi, legumi e molti altri. Questi prodotti sono venduti senza alcun ricarico e possono essere acquistati da qualsiasi persona ne faccia richiesta. Ogni gappista per acquistare dovrà inviare una mail all’indirizzo gapborgo@gmail.com con l’ordine dei prodotti entro il MERCOLEDI’ alle 18:00 di ogni settimana e dovrà ritirare i prodotti il sabato, della stessa settimana, dalle 10 alle 12e30 presso la sede di Rifondazione a Borgo san Lorenzo.
Il modulo lo trovate cliccando qua : LISTINO PRODOTTI.
Questa iniziativa è stata caratterizzata da tante perplessità, errori e molti spunti di riflessioni sulle modalità di gestione dei nostri consumi.
Vi invitiamo a richiedere informazioni alla mail gapborgo@gmail.com, ma soprattutto partecipare anche ad un solo acquisto e rendervi conto che un modello di consumo alternativo a quello attuale è realmente possibile ed a portata di mano.
Per ogni informazione, problema o dubbio nella compilazione del listino potete chiamare al n 329 3632451 ( Leonardo)





