GC

La domanda da cui si dovrebbe partire è: che senso ha oggi un organizzazione giovanile comunista?

Per rispondere occorre inserirsi nel contesto attuale, consapevoli che le critiche del passato rischiano di essere fuori tempo per il presente. A noi spetta il compito di intercettare le generazioni che, orwellianamente, possono comprendere il passato per controllare il futuro. Riuscire ad essere avanguardia del Partito.

Immaginatevi di andare in una scuola occupata, con ragazzi dai 14 ai 18 anni. Immaginatevi un intervento lungo contro il Governo, la Gelmini, l’estemporaneità di alcune proteste, contro l’ambiguità del PD e gli errori fatti (anche dai comunisti) nel corso degli anni, rispetto ai tagli e all’apertura verso le privatizzazioni. Finito il discorso, se ben impostato, è probabile che alcuni verranno a chiedere, in termini non leninisti, “che fare?”. Qui trova spazio l’invito a entrare in una giovanile attenta alle problematiche specifiche (che esistono) degli under30, dalla scuola all’università, dal precariato ai diritti civili: problematiche specifiche, quantomeno, perché emergono spesso per la prima volta nella loro vita, con un livello di reazione ed elaborazione completamente diverso da quello di un “non giovane”. Occorre declinargli la linea del Partito adattandola alla realtà specifica, abbozzare la narrazione della Rifondazione Comunista, del progetto politico che punta all’uscita dal capitalismo.

Attraverso lo studio e la formazione si prende atto del passato, attraverso la militanza si opera nel presente, attraverso la politica si costruiscono campagne per l’immediato futuro.

Fuori da noi si registrano grandi movimenti, dal continuo subbuglio di proteste più o meno estemporanee (Onda, Popolo Viola, vertenze aziendali, …) alla crisi della Seconda Repubblica. Occorre tornare a ipotizzare concretamente il contesto in cui ci muoviamo e ai GC va il compito di contrastare la degenerazione che in molte scuole e università è maggioritaria (per non parlare dei luoghi di lavoro dove imperversa il precariato): disinteresse, ignoranza, indifferenza, superficialità, scoraggiamento, mancanza di speranza. Non è un caso se questi sentimenti, talvolta, vengono incanalati in forze di chiara matrice fascista e neofascista.

La voglia di cambiamento che abitualmente ogni ragazzo e ragazza vive, almeno in una fascia d’età, arriva a coincidere da subito con il desiderio di auto realizzazione. Il punto non è come cambiare il mondo, come pensare un sistema alternativo a quello attuale. Il punto è come sistemare se stessi e, magari, anche gli altri, comunque solo se possibile, in un chiaro livello gerarchico. Il volontariato, la difesa della legalità, le singole istanze sociali: sono realtà in cui resiste l’idea di solidarietà, però non più connotata da una visione “di classe” e spesso del tutto priva di progettualità.
Non c’è studio, non c’è comprensione del presente e quindi non ci si può aspettare nessun movimento politico.

I GC hanno senso se recuperano il senso di una storia gloriosa (non priva di pagine oscure) che è capace di guardare in basso a sinistra ma anche volgere lo sguardo in alto (sia per sognare, sia per comprendere i messaggi di chi ci ha preceduto come Saramago, recentemente scomparso).

“Veniamo da lontano e andiamo lontano”: di questo dobbiamo convincerci noi per primi e poi farlo comprendere anche agli altri.
Quando offendono o scherniscono con l’aggettivo comunista (che varia dal venduto opportunista all’estremista nostalgico fuori dal tempo) occorre guardare negli occhi l’interlocutore, senza spaventarlo, e spiegargli che noi abbiamo un’analisi del presente completa (scientifica) e una proposta politica per il futuro adatta al presente (che quindi usa i metodi di analisi marxisti ma non può riproporre modelli del passato).
L’orgoglio della propria storia e l’umiltà nell’agire presente, la convinzione delle proprie idee e il rispetto degli altri.

Formazione, partito sociale, sostegno ad ogni vertenza dei lavoratori, radicamento nel territorio: tutti aspetti che devono convergere nella definizione di un progetto politico che ci vede impegnati nel lungo periodo e che ci rende chiaro non tanto “cosa fare” (perché confrontandosi con la realtà dovremo essere sempre capaci di correggerci e autocriticarci) ma il “perché si fa”.

Dare nuovamente un senso alla parola comunista

I comunisti sono quelli che non si arrendono alla realtà ma la comprendono e la piegano al proprio progetto politico. Torniamo ad esserlo.

Dmitrij Palagi

Coordinatore Regionale Giovani Comunisti Toscana

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